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Giacchella: “Non siamo sulla stessa barca. Nella crisi non siamo tutti uguali”

Giacchella: “Non siamo sulla stessa barca. Nella crisi non siamo tutti uguali”

“Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca……ci siamo tutti”. (Papa Francesco – Piazza San Pietro – 7/03/2020)

di MASSIMILIANO GIACCHELLA*

SENIGALLIA – Non siamo tutti sulla stessa barca in mezzo a questo mare sul quale si è abbattuta questa tempesta inaspettata e furiosa  che ci ha reso fragili e disorientati.

Non siamo tutti sulla stessa barca e non siamo tutti fragili alla stessa maniera.

La grave emergenza sanitaria dovuta al contagio e alla diffusione del Covid 19 che ha portato malattia e morte, si è fin da subito manifestata come grave crisi economica e sociale.

Nella crisi non siamo tutti sulla stessa barca. Nella crisi non siamo tutti uguali perché in questa crisi, come in tutte le crisi, ci sono coloro che non ne risentono affatto  ci sono addirittura coloro che ci guadagnano ma ci sono tanti che la crisi la pagano e tanti altri che dalla crisi vengono travolti.

Queste drammatiche differenze sono già emerse in questo primo mese di lockdown che non ha solo limitato le libertà, la socialità e persino l’intimità quotidiana di tutti noi ma ha già intaccato profondamente le capacità di guadagno  e spesso anche la dignità dei più deboli  e degli ultimi. Disoccupati, lavoratori sfruttati al lavoro in “nero”, precari , stagionali, lavoratori intermittenti, partite iva, lavoratori dello sport e dello spettacolo e tutti quei lavoratori sospesi tra lavoro parasubordinato e autonomo e cioè lavoratori senza un contratto, senza tutele e senza quegli ammortizzatori sociali tipici del lavoro dipendente.

Nella crisi non siamo tutti uguali. Nella crisi non siamo tutti sulla stessa barca ed anche quando si tornerà alla “normalità” non saremo tutti uguali perché per i più deboli la “normalità” sarà caratterizzata da miseria e devastazione sociale.

Non siamo tutti uguali nella crisi perché non eravamo tutti uguali prima della crisi. Lo saremo ancora meno dopo la crisi dettata dal Covid 19, che non è solo sanitaria ma è anche la crisi di un sistema globale che ha creato e aumentato le disuguaglianze, che non ha ridistribuito reddito e ricchezza, che ha negato diritti e tutele ai più deboli e che ha considerato il welfare come un costo piuttosto che un investimento.

Non siamo tutti uguali nell’emergenza e non ci salveremo tutti nel post emergenza se la volontà sarà quella di tornare a come eravamo “prima”, perché per molti quel “prima” significa povertà, sfruttamento, precarietà, mancanza di tutele, diritti e reddito. Perché, per molti, quel prima parla di lavori poveri e poverissimi.

Non andrà tutto bene se le modalità saranno sempre le stesse e non andrà tutto bene e a tutti bene se a decidere tali modalità saranno sempre gli stessi che sono quelli che hanno “governato” politicamente, economicamente e finanziariamente la crisi del 2008. Dodici anni fa gridavamo: “Non pagheremo la vostra crisi!” ed invece quella crisi l’abbiamo pagata e l’abbiamo pagata anche cara. Quella che verrà e che è già in atto sarà ancor peggiore e produrrà conseguenze ben più drammatiche.

Ci salveremo solo se sapremo rovesciare politicamente tutti i  paradigmi errati che hanno dominato negli ultimi anni. Ci salveremo se sapremo, con un processo culturale e politico,   ribaltare le regole e  rimettere al centro la persona, la sua dignità, la sua capacità di autodeterminazione. Ci salveremo se saremo in grado di gestire questa importante partita su una scala europea e, perché no, globale, visto che la pandemia da Covid è globale.

Ci salveremo tutti se ci sarà redistribuzione di reddito e ricchezza. Ci salveremo tutti con contratti di lavoro veri e non posticci. Ci salveremo tutti con partite iva vere e non false.

Invece, se ci limiteremo a tornare alla situazione di prima saranno tantissimi quelli che non si salveranno che andranno ad aggiungersi ai tanti che già non ce la facevano.

Se ci limiteremo a tornare al prima non andrà bene a tutti. Se ci limiteremo a voler tornare al prima, andrà bene solo a coloro ai quali già andava bene e a qualcuno andrà ancora meglio perché si sa, nella crisi a tanti va male e a pochi va bene e a qualcuno anche benissimo.

*Diritti al Futuro – Senigallia

 

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